Niccolò Franco Sonetti Lussuriosi E Satirici Con Priapea 1850

Valore stimato —164.5

Descrizione

Niccolò Franco Sonetti lussuriosi e satirici *Con la Priapea* Alvisopoli, s.i.t., 1850. Cm.22,5; pp. 45; bross.edit. Interessante edizione d'epoca, pubblicazione a cura del noto irriverente letterato beneventano, *con all'interno ben 80 gustosi sonetti, e a fine volume una pagina di annotazioni esplicative.* Di interesse culturale, letterario, storico-locale, bibliografico *rara edizione, attualmente **pochissimi esemplari noti (quattro)** nel sistema bibliotecario nazionale.* Buona conservazione generale, segni e difetti d'uso e d'epoca, usuali sparse fioriture o difetti vari marginali marginali, firma exlibris al frontes.; probabilmente edizione pubblicata con falso luogo di stampa e con falsa datazione (sembra una edizione del primo '900), e copertina ancora rivestista dalla sovraccoperta in carta traslucida. *(l'immagine allegata raffigura un particolare della copertina anteriore, eventuali ulteriori informazioni a richiesta)* ##### # *Niccolò Franco* *« Qui non istorie, bei tappeti o arazzi veder si ponno, né cantar divino, che fa gli Orlandi furiosi e pazzi. Non di Damasco, né di panno fino addobbati versetti, ma sol cazzi, che torrebben la foia all'Aretino. »* *(Nicolò Franco dalla prefazione di Priapea)* *Niccolò Franco (*[*Benevento**,* [*13 settembre* [*1515* *–* [*Roma**,* [*11 marzo* [*1570**) è stato un* [*poeta* *e* [*scrittore* [*italiano**.* *Nato a Benevento da modesta famiglia, il poeta compì studi umanistici alla scuola del fratello Vincenzo. Nell'ambito della scuola strinse importanti amicizie: con il suo concittadino Antonio Delli Sorici e con* [*Giampietro Carafa**, futuro* [*papa* [*Paolo IV**. Nel* [*1544* *si trasferì a* [*Napoli* *dove intraprese gli studi legali, venendo in contatto con il giurista* [*Bartolomeo Camerario**. A Napoli si sposò giovanissimo per tentare d'essere assunto alla corte spagnola. Successivamente, nel* [*1537* *per condizioni economiche, si trasferì a* [*Venezia* *dove entrò al servizio del celebre scrittore e poeta* [*Pietro Aretino**.* *Da questi imparò l'arte di usare la scrittura per fornire servizi cortigiani o favorire o denigrare pubblicamente i potenti, spesso al soldo dei loro nemici.* *Data la sua innata predisposizione alle lettere, non meno che all'invettiva, Franco divenne ben presto il segretario dell'Aretino e, dopo qualche anno, decise di "mettersi in proprio", proponendo i servigi a clienti conosciuti in quegli anni.* *L'Aretino non gradì molto l'iniziativa e dopo alcuni scontri verbali o scritti, culminati da un colpo di pugnale che lo sfregiò in volto, Franco decise di trasferirsi in altra città. Discese la* [*penisola* *ponendosi al servizio di vari signori e signorotti, per approdare a Roma.* *Nell'Urbe poté finalmente iniziare l'attività di scrittore e libellista, mettendo la propria penna a disposizione dei vari potenti cittadini, dai quali venne ben presto assoldato per produrre lodi, invettive, sonetti licenziosi ed ogni altro prodotto letterario richiesto all'epoca, comprese alcune* [*pasquinate**.* *La sua grande sfortuna fu di accettare l'incarico di produrre, su commissione del Procuratore fiscale apostolico* [*Alessandro Pallantieri**, un libello infamante ed alcune pasquinate rivolte al* [*papa Pietro Carafa**, allo scopo di diffonderle all'indomani della sua morte. Poco dopo Pallantieri venne destituito e inquisito per reati fiscali.* *In seguito alla morte di Paolo IV, venne eletto* [*papa Giovanni Medici* *che provvide a scarcerare Pallantieri, nominandolo Governatore di Roma ed a mandare a morte, dopo un processo sommario, due importanti membri della famiglia Carafa.* *Tutto sembrava andare per il meglio, quando l'improvvisa morte di Pio IV e l'alleanza elettorale tra i cardinali* [*Borromeo* *e* [*Farnese**, preoccupati dall'enorme potere di Pallantieri, causò l'inaspettata elezione di* [*papa Antonio Ghisleri**, pupillo della famiglia Carafa, col nome di Pio V.* *Non appena giunto al soglio pontificio, Pio V ordinò la revisione del "processo Carafa", allontanò Pallantieri da Roma e iniziò un'inchiesta sulle azioni dell'ex governatore. È nell'ambito di questo scontro tra potenti che lo scrittore rimase travolto dagli eventi.* *La casa di Niccolò Franco venne perquisita, tutti i carteggi sequestrati ed egli imprigionato. Interrogato e torturato, Franco confessò la committenza di Pallantieri per la creazione del libello contro Paolo IV e la sua famiglia, intitolato "Commento sopra la vita et costumi di Gio. Pietro Carafa che fu Paolo IV chiamato et sopra le qualità de tutti i suoi et di coloro che con lui governaro in pontificato."* *Probabilmente allo scopo di non consentirgli ritrattazioni che avrebbero impedito l'incriminazione di Pallantieri, nonostante il cardinale* [*Giovanni Morone* *avesse assunto la difesa dello scrittore al processo, Franco venne condannato a morte ed impiccato l'*[*11 marzo* [*1570**, in* [*Ponte Sant'Angelo* *a Roma, in conformità a quella recente legge che, ironia della sorte, proprio Pallantieri aveva fortemente voluto e promulgato, come governatore di Roma.* *Nella città di* [*Benevento* *una strada è a lui dedicata. (dal web, wikipedia)*

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